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Apple: cambia il modo di produrre i testi scolastici.
Fine di un'epoca. |
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Funziona così:
1- Il mercato dei libri scolastici vale in USA 8 miliardi di dollari, in Italia quasi uno (assurdo, se si fanno i paragoni).
2- Se questo mercato diventa digitale si può costruire un modello economico in cui tutti guadagnano qualcosa(Apple vince, le famiglie degli studenti vincono), gli editori portano a casa la pelle.
3- Naturalmente oggi vince Apple, state certi però che Amazon e Google non staranno a guardare. A breve aspettatevi il market textbooks per Android.
4- La mossa di Apple è a tenaglia (all'interno ci sono gli editori).
Prima mossa.
a- gli editori vendono nella piattaforma Apple i libri digitali al prezzo massimo di 11 euro (circa 14
dollari, anche troppo, ma comunque fortemente ridotto se si pensa che il costo
medio di un testo scolastico in usa è di 75 $), qualsiasi sia il loro prezzo cartaceo.
b- Apple vince due volte : per leggere i libri occorre avere l'IPAD e inoltre perchè gli editori devono cedergli una percentuale sulle vendite (il 30%, come per la musica ?)
c- Gli editori portano a casa la pelle perchè i loro libri vengono venduti e non piratati.
d- le famglie e gli studenti sono contenti perchè i libri hanno in alcuni casi sconti del 90% e poi si possono acquistare anche un capitolo per volta (1 euro?)
Seconda mossa.
a- Apple regala il sistema autore per costruire libri scolastici digitali accattivanti ai docenti.
b- I docenti costruiscono i libri e li vendono o li regalano sulla piattaforma di Apple.
c- Apple guadagna perchè i docenti acquistano l'IPAD.
d- I docenti guadagnano perchè fanno le loro APPS didattiche e le vendono oppure le regalano per prestigio (vanity press).
Prima o poi si realizzerà l'idea originaria di Steve Jobs: pagare non gli editori ma direttamente gli autori(i docenti) per produrre libri scolastici digitali e vendere IPAD con i libri già
pre-caricati.
Morale: Gli editori per vendere i loro contenuti devono pagare Apple perchè non sono stati capaci di innovare. Non è Apple che paga gli editori per avere i loro contenuti, sono gli editori che pagano Apple.
Domanda : perchè un ente pubblico dovrebbe pagare gli editori per avere i loro contenuti, quando in un modello alla Apple sono loro che devono pagare?
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12 trend per il 2012 e 12 situazioni destinate a
sparire prima del 2020 a scuola |
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Nel sito statunitense MindShift si
propongono
12 trend che prenderanno piede o si rafforzeranno nel 2012 e
altrettanti trend, azioni, cose o aspetti organizzativi
che invece spariranno da qui al 2020 nei sistemi scolastici.
L'ADI ha tradotto queste considerazioni nell'articolo seguente:
Leggi
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Social learning |
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Una bella presentazione sul social learning: chiara, informativa
e pratica. Consultatela e capirete ancora di più perchè il
processo di digitalizzazione dei contenuti didattici nell'era
dell' web 2.0, della generazione degli uploader e dei prosumer,
passa necessariamente attraverso il coinvolgimento dei docenti e
degli studenti della scuola.
Leggete la presentazione
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Un'analisi di
Donald Clark sui cambiamenti avvenuti
nella pratica educativa recente |
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Nella pratica educativa sono cambiate più cose
negli ultimi dieci anni che nei precedenti 1000. L'origine e le
cause di questo cambiamento, più che all'accademia, ai docenti,
alle scuole, scaturiscono da una serie di fattori che possiamo
richiamare con una parola: internet. La rete è un grande
locomotore che sta cambiando il modo di apprendere e di
condividere il sapere. Ecco i dieci eventi o strumenti che hanno
avuto maggior impatto sull'apprendimento.
1- In precedenza l'educazione era sotto la tirannia di tempo e
spazio, con la fruizione asincrona dei contenuti non più.
2- Intelligenza connettiva: liberi da un apprendimento solo
lineare, via libera ai links e alla connessione fra di noi.
3- Ricerca e recupero: 24 ore su 24, 7 giorni su 7, siamo in
grado con google di ritrovare le informazioni in un oceano.
4- Wikipedia, il 5° sito al mondo, completamente libero, fatto
dagli utenti, disponibile in tante lingue.
5- Facebook, molte scuole lo proibiscono e sbagliano; social
media è condividere le conoscenze e collaborare.
6- Twitter : anche scrivere testi di 140 caratteri è
scrivere, inoltre ci vuole sintesi.
7- Youtube ci ha insegnato come costruire brevi video. La
lezione dura un'ora ? Troppo.
8- Videogiochi interattivi, basati sul learning by doing sulla
correzione degli errori. Con i tablet sono ancora più immersivi.
9- Conoscere è un atto social, però i contenuti vanno presentati
con tools come Word, Powerpoint e Flash. Importante.
10-Open source, non solo sul software; anche i contenuti ormai
lo sono, quindi possono essere riutilizzati e condivisi.
Leggi l'articolo
e buon 2012.
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Il ministro Profumo e libri fatti dai docenti. La
regione Sardegna e libri fatti dagli editori. |
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Il nuovo ministro Profumo ha capito che i
materiali didattici elettronici (meglio dire digitali) devono
essere preparati dai docenti delle scuole, mica dagli editori (leggete
qui). Questo suggerisce l'esperienza di book in progress di
Brindisi, qui sotto recensita, che lo stesso ministro ha
visitato ieri e che adotta solo libri scritti
dai docenti; interessante anche perchè abbatte i costi dei testi
scolastici del 90%. Questa visione innovativa, giusta, in
tempo di crisi è sicuramente opportuna. |
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Visione che era tra l'altro all'origine
del progetto di scuola digitale della stessa regione Sardegna,
come risulta dalla
delibera n. 52/9 del 27.11.2009 e che oggi pare
(spero sempre di sbagliarmi) sia stata abbandonata a favore
di un imminente bando di gara che consegna i fondi POR
sardi, previsti per la parte "contenuti" del progetto, a
favore dei soliti noti editori del cartaceo (tutti continentali,
manco uno sardo) che finora, non solo non hanno fatto
innovazione ma la frenano e si dividono in tre o quattro i
750 milioni di euro che le famiglie italiane sono costrette a
sborsare per i libri di testo scolastici. Il tempo degli sprechi
è finito; in Grecia, con la crisi, il governo manda alle
scuole non più libri cartacei ma un solo cd-rom, proprio
uno solo, poi se lo riproducono le stesse scuole. Fine di un
business.
Anche in Italia il tempo degli sprechi è finito. Basta con libri
cartacei che costano 40 euro, con genitori costretti a spendere
anche 500 euro all'anno per i testi scolastici. C'è la
possibilità di spendere appena 35 euro all'anno, come
nell'esperienza di Brindisi, oppure di avere i materiali
didattici gratis se questi vengono finanziati con fondi
comunitari come nel caso del progetto di scuola digitale della
Sardegna. Caro assessore Milia, un altro passo avanti in questa
direzione, per favore. Lei ha dimostrato di aver già
percorso questo sentiero, questa "semida" , quando per esempio
ha accolto l'idea che devono essere i docenti più esperti
(master teacher) a condurre per mano i loro colleghi meno
esperti nell'attività formativa per le LIM, quando ha
stabilito che devono essere le scuole a decidere che LIM
adottare. Spero che Lei segua la "semida" del ministro
Profumo, anche perchè forse è più giusto dire che è Profumo un
suo follower. Se ne sarà capace, sarà ricordato come l'assessore che
ha fatto risparmiare alle famiglie sarde la quota parte
dei 750 milioni del budget nazionale per i testi scolastici. Un
passo nella direzione opposta invece (lei non lo merita) e sarà ricordato come l'assessore
che ha usato fondi pubblici per finanziare gli editori nazionali,
ciò che neanche il governo romano vuole fare più, mettendo a
disposizione fondi POR della Sardegna per risolvere
problemi di aziende editoriali che, operando al di fuori della
Sardegna (l'apporto degli editori sardi nella scolastica è
ampiamente trascurabile) farebbero lavorare solo ditte del
continente. A
proposito di scuola digitale, ecco un esempio di scuola digitale
che non vogliamo. Quella che i
Goldman Sachs boys si stanno costruendo negli USA.
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Oltre al trentino c'è di più ...Il ministro Profumo visita la
scuola dei libri fatti dai docenti |
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Fanno innovazione didattica vera non solo le scuole ,
ottime, del trentino; anche al sud, precisamente a
Brindisi, c'è chi ha creato, con pochissimi soldi, un progetto
veramente interessante.Una rete di 60 scuole che fanno capo
all'Itis Majorana di Brindisi, grazie al lavoro e alla
professionalità di 800 docenti, producono e stampano in casa i
libri che poi adottano, facendo spendere ai ragazzi neanche
un decimo rispetto alla spesa annuale per i libri di testo.
Le famiglie ringraziano.
Potete approfondire leggendo questo articolo.
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Il 2012 sarà l'anno della scuola digitale ? |
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Leggete un articolo del Corriere, non è male. |
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E daje, quando non sanno cosa dire
ripetono la solita solfa: le scuole medie sono inadeguate, anzi
“inferiori” e le professoresse sono vecchie. |
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I brillanti analisti della
fondazione Agnelli si chiedono “Perché i problemi della scuola
italiana nascono alle medie ?”, dando per scontata una cosa che
non lo è affatto. Quasi che la scuola secondaria di primo grado
fosse popolata di docenti antropologicamente differenti da
quelli delle scuole primarie, vanno avanti con la solita
tiritera. Le medie sarebbero “la terra di mezzo”, “il vaso di
coccio” rispetto all’eccellenza delle scuole elementari, e così
riproducono fedelmente uno dei luoghi comuni più statii e meno
giustificati dai fatti, tanto che Luca Ricolfi nel suo testo “Illusioni
italiche. Capire il paese in cui viviamo senza dar retta ai
luoghi comuni (2010)” dedica all’argomento un gustoso
capitoletto.
A scanso di equivoci, il
rapporto della fondazione si preoccupa di escludere la benché
minima responsabilità degli studenti italiani, definiti non
dissimili dai loro coetanei europei. La colpa sarebbe invece
dei docenti: vecchi, poco inclini al dialogo con gli adolescenti
e dediti ad un turnover impressionate.
La soluzione che i costruttori di automobili propongono, oltre
la normale “rottamazione” dei docenti (troppo vecchi, ovvio),
viene individuata nel prolungamento del tempo scuola con
l’apertura delle scuole di pomeriggio (ma non esiste già il
tempo prolungato ?) e nella costituzione di un nuovo ceto di
docenti, appositamente formato per insegnare nelle scuole
secondarie di primo grado. Insomma, ecco svelato l’arcano,
giustamente questo ordine di scuola si chiamavmedia
inferiore. L’aggettivo si dispiega in questa concezione in
tutta la sua potenza di rappresentazione.
I docenti sono vecchi ?
Perché quelli che sono ora al governo, sostenuti dai torinesi,
sono più giovani ? Non mi pare. Come mai in alcuni casi i vecchi
sono saggi e preparati e in altri casi sono da rottamare ? Quali
sono le indagini comparative internazionali che vengono portate
a sostegno delle affermazioni. Vediamole. Ocse Pisa ? Non può
essere. Questa indagine riguarda solo i quindicenni, cioè nel
98% dei casi, riguarda i ragazzi del biennio delle “superiori”.
Solo il 2% fra essi proviene infatti dalla scuola secondaria di
primo grado. E, poiché quindicenni, è ovvio che in questo
paniere finiscano solo gli studenti ripetenti. Pertanto è
assolutamente normale che in questa indagine i ragazzi ancora
alle medie risultino al di sotto della media di altri sistemi
scolastici che invece hanno una scansione differente degli
ordini scolastici. Ma forse si fa riferimento ad un’altra
indagine, l’indagine Tims del 2007, quella che fece titolare
tutti i giornali italiani “Ottime le scuole elementari, male le
scuole medie. Su questo ho già scritto che si tratta di falsità,
potete leggere qui.
Le cose sono abbastanza
semplici da capire: elementari, medie, superiori siamo tutti
nella stessa barca. Il sistema scolastico italiano è costoso,
anche se paga poco i docenti e inoltre scontenta tutti:
studenti, famiglie e decisori politici. Non sarà il caso di
cominciare a pensare ad un sistema scolastico sardo ?
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Finanziamenti per l'utilizzo del sardo nell'insegnamento di
qualsiasi disciplina |
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Mancai zopi zopi e abellu abellu, sa Regione Sarda finanziada
cursus po s'insignamentu de su sardu curriculare.
Bai a biri in su logu de sa regione |

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Risorse didattiche libere, interessanti e quasi
sempre gratuite |
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Federica
Non è il nome di una bella ragazza ma il sito che
consente accesso libero ai materiali didattici
digitali prodotti dall'Università Federico II di
Napoli.
Federica è
-Living Library: un elenco di siti didattici ben catalogati
da esperti
-campus virtuale: ricostruzione tridi- mensionale
dell'Ateneo Federico II
-mobile learning: le risorse disponibili per iPhone e
iPod Touch.
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LEARN ANYTHING FROM
ANYONE

Our
vision is to transform every city into a university, every venue
into a campus, and every neighbor into a teacher and student. Skillshare
is a community marketplace to learn anything from anyone. We
believe that everyone has valuable skills and knowledge to teach
and the uriosity to keep learning new things. This means our
neighborhoods, communities, and cities are really the world's
greatest universities. Our platform helps make the exchange of
knowledge easy, enriching, and fun.
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Uno spazio di collaborazione per l'apprendimento
delle scienze.
Scitable is a free science library and personal learning tool
brought to you by Nature Publishing Group, the world's leading
publisher of science. |
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Skype
in the classroom is a free community to help teachers everywhere
use Skype to help their students learn. It’s a place for
teachers to connect with each other, find partner classes and
share inspiration. This is a global initiative that was created
in response to the growing number of teachers using Skype in
their classrooms. |
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Teach the world on line-
Volontari che insegnano
inglese on line in tutto il mondo. |
10 Open Education Resources You May Not Know
About (But Should)
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Academic Earth was founded with the goal of extending
high-quality online learning opportunities to people around the
globe. |
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Fai delle richieste di aiuto e riceverai una risposta. |
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Big Bang, fra i 100 punti per l'Italia presentati alla Leopolda di
Firenze, uno riguarda i libri di testo |
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tesi 85.
Ebook per tutti. Moltissimi libri sono
liberi dai diritti d’autore, in pratica lo sono tutti i classici
della letteratura italiana. L’invenzione degli
ebook
ha eliminato i costi di stampa e di distribuzione
di un libro e, nel caso specifico, non essendoci diritti
d’autore, neppure questa voce di spesa è presente. I costi sono
soltanto legati alla accessibilità su web dei titoli e
l’organizzazione del loro downloading. Il Ministero della
Pubblica Istruzione, con spesa molto contenuta, potrebbe offrire
la disponibilità degli
e-readers a titolo gratuito a tutti
gli studenti e promuovere una diffusione simile, a basso costo,
anche dei libri di testo (anche se alcuni punti sono discutibili,
la tesi è comunque interessante).
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Open Educational Resources |
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Il movimento OER (Open educational resources) opera nel campo
della didattica seguendo lo stesso modello del software
open source. Nel sommario del libro Giving Knowledge
for free si legge:
An apparently extraordinary trend is emerging. Although learning
resources are often considered as key intellectual property in a
competitive higher education world, more and more institutions
and individuals are sharing digital learning resources over the
Internet openly and without cost, as open educational resources
(OER). This study, which builds on previous OECD work on e-
learning, asks why this is happening, who is involved and what
the most important implications are.
Scaricatevi
il testo in pdf
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Scuola 2.0 in Spagna |
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Come vuole il buon senso, in Spagna costruiscono la scuola 2.0 a
partire da cinque capisaldi.
1- Dotazioni hardware : lavagne interattive per i docenti e
pc portatili per gli studenti;
2- Materiali didattici, generati dai docenti attraverso un
processo continuo, che non finisce quando i fondi del progetto
hanno termine ma si rinnova;
3- Formazione continua dei docenti sull'uso dell'hd e su
come generare altri materiali;
4- Responsabilizzazione della famiglia per un corretto uso dei
device per l'apprendimento;
5- Evoluzione e disseminazione delle buone pratiche.
Il progetto è cofinanziato dal Ministero e dagli enti locali.
Leggi e
guarda i video del progetto.
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Cosa è in grado di fare anche un solo docente...
altro che industria editoriale ! |
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Circa 2.500 piccoli video su youtube consentono a chiunque, da
qualsiasi posto e in modo del tutto gratuito di imparare
matematica, scienze, discipline umanistiche e altro. Magari oggi
si dirà: "... purtroppo sono in inglese", domani si
dirà "meno male, che gran fortuna".
Vai al sito
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Qualche documento sul convegno sulla
scuola digitale di Cabras |
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Roberto Maragliano sull'Immobile
scuola.
Un' interessante analisi sull'editoria digitale del dott.
Agostino Quadrino di Garamond.
Leggi...
Chi produce i contenuti didattici nell'web
2.0 ? Editori o docenti ?
Leggi l'ultimo numero della rivista
Bricks, veramente interessante per capire l'intricata rete
di problematiche legate al libro di testo digitale.
Visiona il sito di Book
in progress:
una rete di circa 300 docenti che scrive e stampa i libri
di testo all’interno delle scuole.
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Il futuro dell'editoria cartacea in
relazione al digitale |
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In questo libro l'editore Sara Loyd scrive il
Manifesto dell'editore del XXI secolo, ovvero come gli editori
possono riposizionarsi e cambiare modello di business nel mondo
digitale. Ha ancora senso il mestiere dell'editore nell'era
della disintermediazione resa possibile da internet? Gli editori
sapranno trovare nuove modalità per produrre valore oppure
spariranno ?
Leggi ...
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Nuova forma libro di testo |
OpenTextBook |
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A registry of textbooks that anyone
can access, reuse and redistribute.
Anzichè riscoprire la ruota tutti gli anni e adottare
nuovi libri di testo non è meglio costruirli,
condividerli, modificarli, svilupparli e regalarli una
volta per tutte ?
Vai al sito |
Connexions is a place to view and share
educational material made of small knowledge chunks called
modules that can be organized as courses, books, reports, etc.
Anyone may view or contribute.
Gli autori creano i piccoli moduli, i docenti li assemblano
liberamente e in questo modo si crea il libro di testo gratuito.
Vai al sito.
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Libri di testo digitali: come saranno ? Chi li realizzerà ?
Cambierà il sistema editoriale ? |
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L'art. 15 della legge
133 del 2008 dice "... A partire dall'anno scolastico
2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente
libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da
internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni
relative all'adozione di strumenti didattici per i
soggetti diversamente abili". Non dice però come saranno
questi libri e per quale strumento digitale saranno
prodotti. Io sono convinto che :
1- i libri di testo digitali risponderanno alle
regole dell'economia digitale, saranno cioè gratuiti
come è gratuito fare ricerche in Google;
2- risponderanno alla logica dell'WEB 2.0: non ci sarà
chi li produrrà e chi li leggerà ma saranno
prodotti-letti dai prosumers, i produttori
consumatori, esattamente come succede per i contenuti di
facebook dove i contenuti vengono prodotti dagli utenti;
3- con la multimedialità saranno molto più attraenti di
un libro di testo tradizionale tuttavia non si perderà affatto
il significato e il valore della parola scritta. Il
testo scritto permane anche se diventa digitale;
4- gli editori saranno costretti a cambiare il loro
modello di creazione di valore: chi non lo farà sparirà.
Trucchi come quello del libro misto appariranno in
tutta la loro evidenza. Tentativi di puntellare
l'editoria tradizionale, come il progetto di editoria
digitale del MIUR, riveleranno quanto sono
conservatori;
5- mentre i libri generici potranno essere letti da un reader
ebook, i libri scolastici digitali, poichè
saranno dei veri e propri ambienti di appredimento,
in relazione di connessione con le LIM, richiederanno
uno strumento ben più avanzato che allo stato non è
commercializzato ma che è facile costruire perchè la
tecnologia esiste già.
Qualcosa si muove, qui sotto due esperienze interessanti.
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Una videolibrary costruita sulla Treccani |
My DIDASpedia: un nuovo libro
di testo |
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OVO è un'enciclopedia video, una
library che si compone di migliaia di documentari della durata
di circa 3 minuti ciascuno. I video di OVO offrono un'esperienza
di grande impatto visivo. I testi dei video sono basati sui
lemmi presenti nell'Enciclopedia Treccani e approvati
dall'Istituto stesso. La library, disponibile su www.ovo.com, è
in continua espansione e in costante aggiornamento. Presto
arriverà a coprire tutto ciò che di rilevante bisogna conoscere
per poter leggere il mondo, la sua storia e la sua attualità.
Vai al sito |
My DIDASpedia è
un libro di testo digitale che:
si
può leggere con tutti gli apparati provvisti di browser:
PC, Mac, Notebook, iPad, Tablet, Netbook
non necessita di essere scaricato
è accessibile ovunque ci sia un collegamento alla
rete internet:
a scuola, a casa, altrove.
Il suo contenuto:
viene aggiornato continuamente
viene accresciuto anche con il contributo fornito
dagli insegnanti,
dagli Studenti e dai loro Familiari.
è totalmente gratuito.
Vai al sito. |
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Dichiarazioni farneticanti della CGIL sul progetto scuola
digitale |
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Prima che a qualcuno venga in mente di rimuoverlo, tanto è
oscurantista, totalmente sballato nei dati, frutto di analisi
improvvisate di chi a scuola non è mai passato,
cliccate qui per leggere il documento CGIL sul progetto
scuola digitale della regione Sardegna. Poichè è un
caso di scuola tanto è scorretto e insostenibile, qui
trovate lo stesso documento
della CGIL inviato alla mail ufficiale delle scuole.
Considerato che le fesserie sono molte, qui discuto solo delle
prime due, ci vorranno molte puntate e molto lavoro per
replicare a tutte.
Prima parte , ovvero sui
dati errati
Seconda Parte, ovvero
sull'edilizia scolastica
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Sperimenta, Sperimenta,... qualcosa resterà ? |
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Per scherzo spesso si dice : “Chi sa fa, chi non sa insegna”.
Magari i presidi potrebbero continuare lo scherzo così : “chi
sa insegnare insegna, chi non sa insegnare fa il preside”. Ho
poi sentito un ispettore, molto arguto e conosciuto che
argomentava così : “chi non sa fare il preside fa l’ispettore.
Se proprio non è capace a fare l’ispettore allora tenta di
diventare Direttore scolastico regionale”. Non possiamo
continuare fino ad arrivare al ministero perché sembra che a
questo punto la catena si interrompa ed è meglio interromperla.
Il “paradigma” utilizzato può essere valido anche nel caso
dell’innovazione, della scuola digitale e della valutazione. Quando
sai cosa fare, lo fai, se non sai cosa fare allora sperimenti.
E’ successo con scuola digitale, sta succedendo anche con la
valutazione.
Continua |
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Risultati dell'indagine OCSE PISA del 2009 |
OcsePisa:quando Repubblica mistica i dati |
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L'indagine Ocse Pisa del 2009 era centrata principalmente sulla
competenza in lettura dei quindicenni di 74 paesi. La scuola
italiana inverte la tendenza rispetto ai risultati disastrosi
del 2006 ma rimane sempre nelle ultime posizioni. Siamo la 5° o
6° (o eravamo) potenza (si fa per dire) industriale del mondo
però ci precedono 23 Stati: Korea, Finland, Canada, New
Zealand,Japan, Australia,Netherlands, Belgium,Norway,Estonia,
Switzerland, Poland, Iceland, United States,
Sweden,Germany,Ireland,France,Denmark,United
Kingdom,Hungary,Portugal. All'interno delle macroregioni
italiane, la Lombardia si colloca ben al di sopra della
media ocse, al primo posto in Italia e riesce a far meglio
anche del nord-est. La Sardegna è fra le ultime,
accompagnata dalle regioni del sud, in questi anni
strafinanziate con fondi cosidetti strutturali, che
evidentemente così strutturali non sono. Il dato reale della
Sardegna è da considerarsi al di sotto dei dati presentati in
queste slide, se si tiene conto che fra i circa 1700 studenti
sardi coinvolti nella rilevazione non erano presenti i
quindicenni della formazione professionale regionale (cancellata
dalla precedente amministrazione), che, è noto da tempo,
riportano risultati molto più bassi rispetto ai coetanei dei Licei,
dei Tecnici e
anche dei professionali di Stato.
Presentazione
Leggi il commento Invalsi ai dati. |
Recentemente il quotidiano La
Repubblica ha sostenuto che le competenze in
lettura degli studenti italiani scalerebbero la
classica ocse-pisa anche di dieci punti, se non
fosse per l'effetto zavorra costituito
dalle scuole private, responsabili del nostro
scarso successo in questa indagine. Premesso che
siamo tutti a favore della scuola pubblica,
non occorre falsificare i dati per rimanere
fedeli a questa convinzione. Non c'è bisogno di
essere scorretti. Ad occhio la tesi
dell'articolo mi era sembrata insostenibile
perchè sapevo che le scuole private presenti nel
campione della rilevazione del 2009 erano
appena 31 su 1062. Come potesse l'appena
2.9% del campione riuscire a tirare verso
il basso in modo così pesante il restante 97.1 %
del campione mi sembrava impossibile. Repubblica
ha fatto di peggio: ha confuso le scuole private
con le scuole non statali e conseguentemente ha
attribuito i risultati negativi dei centri
di formazione professionale delle regioni (non
statali ma finanziate con denaro pubblico) alle
scuole private. Totalmente scorretto. Norberto
Bottani ci chiarisce tutto in questo
articolo pubblicato su ADI scuola. |
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Learning for extremes |
Il disastro della scuola italiana |
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Le strategie
prossime venture dei governi sull'educazione:
1- Migliorare il sistema scolastico è
necessario ma non basta
2- Occorre reinventare il sistema usando la tecnologia
3- Sviluppare l'educazione informale investendo nelle
famiglie e nelle comunità
4- Transformational innovation: l'educazione andrà oltre
la scuola. Si creeranno sistemi low cost, peer to
peer, adatti ai poveri e il prossimo John Dewey sarà
africano o indiano.
Leggi il rapporto di CISCO
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Lo sapevamo già, tuttavia leggere questi dati , pubblicati sul
sito della Garamond, tratti da indagini internazionali e da
documenti ministeriali, conferma lo stato disastroso della scuola italiana: costa
più delle altre, scontenta tutti e fallisce miseramente.
Non bastano le riforme, occorre cambiare radicalmente l'intero
modello.
A breve un commento ragionato, per il momento "disgustatevi" da
soli.
Continua. |
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